«Siete fatti di terra, ma anche di cielo. L'uomo è il punto in cui i due si toccano.»
adattamento da Paracelso, Opus Paramirum
La domanda
Cosa sono io? Non psicologicamente, non biologicamente: ontologicamente. Cosa compone l'essere umano, quali principi lo costituiscono, come si organizzano tra loro?
Questa domanda è al centro di quasi tutte le tradizioni della biblioteca, ma le risposte divergono non sul fatto che esistano piani molteplici nell'essere umano, bensì su quanti, su come si relazionano, e su cosa succede a ciascuno dopo la morte.
Questa nota mappa le principali risposte presenti nella biblioteca, le compara, e identifica i punti di convergenza e di divergenza.
I. La risposta steineriana, quattro corpi
Steiner descrive l'essere umano come composto di quattro principi o «corpi» di natura diversa. Questa struttura è esposta in Teosofia e in La Scienza Occulta.
Il corpo fisico (Physischer Leib). Il corpo materiale, il corpo della biologia, della chimica, della fisica. Condiviso con i minerali nel principio, con le piante e gli animali nella complessità. Governato dalle stesse leggi del mondo fisico.
Il corpo eterico (Ätherleib), o corpo vitale. Il principio vivente, ciò che distingue l'organismo vivente dalla materia morta. Non una forza mistica arbitraria: è il principio organizzante che mantiene il corpo fisico contro l'entropia. Condiviso con piante e animali. Dopo la morte, il corpo eterico si dissolve nei primissimi giorni, ed è in questo dissolversi che avviene, secondo Steiner, il «panorama della vita», la revisione dell'esistenza intera in un lampo.
Il corpo astrale (Astralleib), o corpo dell'anima. Il principio del desiderio, della sensazione, del dolore e del piacere. Condiviso con gli animali, non con le piante. È il veicolo delle emozioni, degli impulsi, dei sogni. Durante il sonno, il corpo astrale lascia parzialmente il corpo fisico ed eterico, da cui il sogno come esperienza parziale del mondo astrale.
L'Io (Ich). Il principio propriamente umano, ciò che non condivide con minerali, piante, o animali. L'autocoscienza, la capacità di dire «io» e riconoscersi come soggetto continuo nel tempo. L'Io non è solo un prodotto del cervello: è un principio spirituale che lavora attraverso il cervello e il corpo.
L'evoluzione spirituale, per Steiner, è il processo attraverso cui l'Io trasforma progressivamente i tre corpi inferiori: il corpo astrale trasformato dall'Io diventa il Sé Spirituale (Manas); il corpo eterico trasformato diventa lo Spirito della Vita (Budhi); il corpo fisico trasformato diventa l'Uomo Spirito (Atma). Questi tre principi superiori corrispondono al Manas, Budhi e Atma della teosofia di Blavatsky.
II. La risposta della Kabbalah, tre anime
La tradizione kabbalistica distingue tre anime (o livelli dell'anima) nell'essere umano:
Nefesh (נֶפֶשׁ), l'anima animale. Il principio vitale e animale: le funzioni biologiche, gli istinti, le passioni elementari. La nefesh è legata al sangue. Dopo la morte, rimane per qualche tempo collegata al corpo fisico prima di dissolversi.
Ruach (רוּחַ), l'anima morale. Il principio dell'emozione, del carattere morale, della volontà orientata. La ruach è il campo dove si svolge la vita morale, dove le virtù si costruiscono e i vizi si radicano. Corrisponde approssimativamente al corpo astrale steineriano, ma con enfasi sull'aspetto etico.
Neshamah (נְשָׁמָה), l'anima divina. Il principio spirituale più alto, l'aspetto dell'uomo che partecipa direttamente alla natura divina. La neshamah non pecca, non si corrompe: è il punto di contatto con il divino nell'uomo. Corrisponde all'Io steineriano nella sua dimensione più alta, o al «Fünklein» di Eckhart.
Alcune tradizioni kabbalistiche aggiungono due livelli ulteriori: Chayah (l'anima vivente cosmica) e Yechidah (l'anima unica, il principio divino individuale), portando il totale a cinque.
La corrispondenza con le sefirot: i tre livelli dell'anima corrispondono a tre aree dell'Albero della Vita, nefesh alle sefirot inferiori (Malkuth, Yesod), ruach alle sefirot centrali (Hod, Netzach, Tiferet), neshamah alle sefirot superiori (Binah, Chokhmah, Keter).
III. La risposta delle Upanishad, i cinque involucri (kosha)
Le Upanishad, in particolare la Taittiriya Upanishad, descrivono l'essere umano attraverso il modello dei pancha kosha: cinque «guaine» o «involucri» che avvolgono il Sé puro (Atman).
Annamaya kosha, l'involucro del cibo. Il corpo fisico, costituito e mantenuto dal cibo. Il piano più denso.
Pranamaya kosha, l'involucro del prana. Il corpo vitale ed energetico, il prana come forza vitale, analogo al corpo eterico steineriano. Gestisce la respirazione, la circolazione, le funzioni energetiche del corpo.
Manomaya kosha, l'involucro della mente. Il corpo mentale ed emozionale: la mente ordinaria (manas), le emozioni, i desideri. Più sottile del prana.
Vijnanamaya kosha, l'involucro dell'intelletto. L'intelletto superiore (buddhi), la facoltà discriminante, il discernimento, la coscienza morale. Più vicino all'Atman.
Anandamaya kosha, l'involucro della beatitudine. Lo stato di sonno profondo, la coscienza senza oggetti, vicina all'Atman ma ancora non identica ad esso.
L'Atman è al centro di tutti i kosha: non è un sesto involucro ma il puro Soggetto che li permea tutti e a cui tutti appartengono. L'Atman è identico al Brahman (il principio cosmico universale), tat tvam asi: «Tu sei Quello».
IV. La risposta di Paracelso, tre principi alchemici
Paracelso (1493-1541) descrive l'essere umano attraverso tre principi alchemici fondamentali:
Sulphur (zolfo), il principio dell'anima. Il principio igneo: la volontà, il desiderio, l'energia psichica. Il Sulphur è ciò che brucia, che vuole, che trasforma.
Mercurius (mercurio), il principio dello spirito. Il principio fluido: l'intelligenza, il pensiero, la comunicazione. Il Mercurius è ciò che connette, che media, che interpreta.
Sal (sale), il principio del corpo. Il principio fisso: la materia, la struttura, la forma. Il Sal è ciò che cristallizza, che dà forma, che permane.
I tre principi non corrispondono a tre parti separate: ogni sostanza e ogni essere contiene tutti e tre in proporzioni diverse. La salute è l'armonia dei tre; la malattia è lo squilibrio. L'opus alchemico è il processo di purificazione e armonizzazione dei tre principi, nell'essere umano e nella materia.
Connessione con la tradizione medica: Paracelso applica questa cosmologia alla medicina. Ogni malattia è uno squilibrio di uno dei tre principi. La cura non è meccanica (eliminare il sintomo) ma cosmica (ristabilire l'armonia).
V. La risposta ermetica, il principio «come in alto, così in basso»
Il Corpus Hermeticum non elabora un'anatomia sottile dettagliata come le tradizioni precedenti, ma offre il principio che le governa tutte: la corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo.
L'essere umano non ha un corpo sottile oltre al corpo fisico: l'essere umano è un cosmo in miniatura. La struttura dell'universo (sfere, pianeti, principi) è riprodotta nell'essere umano a scala minore. Come scritto nel Poimandres: l'anima, nella sua discesa attraverso le sfere, ha ricevuto da ciascuna la qualità corrispondente, e porta queste qualità impresse come una firma cosmica.
La frase delle Tavole Smeraldine: «Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere il miracolo di una cosa sola.»
Tabella comparativa
| Tradizione | Piano primo (più denso) | Piano secondo | Piano terzo | Piano quarto (più sottile) |
|---|---|---|---|---|
| Steiner | Corpo fisico | Corpo eterico | Corpo astrale | Io (Ego) |
| Kabbalah | Nefesh | Ruach | Neshamah | (Chayah, Yechidah) |
| Upanishad | Annamaya | Pranamaya | Manomaya | Vijnanamaya, poi Atman |
| Paracelso | Sal | Mercurius | Sulphur | nessun corrispondente |
| Hermetica | Corpo fisico | Qualità lunari | Qualità solari | Nous divino |
Convergenze e divergenze
Convergenza fondamentale: tutte le tradizioni concordano che l'essere umano non si esaurisce nel corpo fisico, e che esiste una gerarchia di principi dal più denso al più sottile, dal più individuale al più universale.
Divergenza 1, il numero dei principi. La Kabbalah va fino a cinque (sette includendo le varianti), le Upanishad fino a cinque più l'Atman, Steiner a quattro. Paracelso si ferma a tre. Le differenze non sono contraddizioni: riflettono diversi livelli di analisi e diversi scopi pratici.
Divergenza 2, l'identità del principio superiore. Per le Upanishad, l'Atman è identico al Brahman, il principio supremo. Per Steiner, l'Io è spirituale ma non identico a Dio: è un essere individuale che partecipa del divino. Per la Kabbalah, la Neshamah partecipa del divino ma rimane distinta. Questa divergenza sull'identità finale è la divergenza fondamentale tra la mistica orientale (advaita) e quella occidentale.
Divergenza 3, cosa succede dopo la morte. Le tradizioni divergono profondamente su questo punto, su quanti dei principi sopravvivono e per quanto tempo. Steiner è il più dettagliato; la Kabbalah ha la dottrina della gilgul (trasmigrazione); le Upanishad la reincarnazione; il Corpus Hermeticum la risalita attraverso le sfere.
Implicazioni pratiche
La conoscenza del corpo sottile non è teorica: ha conseguenze per ogni pratica della biblioteca.
- Meditazione (Scaligero): agisce principalmente sul corpo eterico e sull'Io, la concentrazione purifica e fortifica il veicolo del pensiero
- Revisione serale (Steiner): lavora sull'immagine del giorno mentre si lascia il corpo fisico, un esercizio del corpo astrale
- Immaginazione Attiva (Jung): opera nel piano immaginale, il corpo astrale o manomaya kosha
- I Cinque Esercizi (Steiner): agiscono specificamente sul corpo astrale (gli esercizi 3-5) e sull'Io (gli esercizi 1-2)
- Via apofatica: porta l'attenzione al di là di tutti i corpi, verso il principio che li trascende
Testi di approfondimento nella biblioteca
- Steiner, Teosofia, la trattazione più sistematica della corporeità multipla
- Steiner, Antroposofia, Psicosofia, Pneumatosofia, i tre «sapere» dello spirito applicati ai corpi
- Upanishad, Taittiriya Upanishad (in Upanishad antiche e medie), la dottrina dei kosha
- Schwaller de Lubicz, Il Tempio dell'Uomo, il corpo come struttura cosmica in pietra
- Jung, Gli Archetipi dell'Inconscio Collettivo, il corpo astrale e la psiche nell'elaborazione junghiana
Le sette mappe, una per volta
La tabella comparativa qui sopra è quella della nota. La versione estesa, con le caselle vuote dichiarate una per una e le mappe che non entrano nelle colonne, sta nella tavola comparata.
- Antroposofia · Europa, 1904 e 1910
I quattro corpi
Rudolf Steiner, e la mappa più articolata della biblioteca. Steiner descrive l'essere umano come composto di quattro principi, o «corpi», di natura diversa. Non sono parti separate:
- Vedānta · India, fra l'VIII e il II secolo avanti Cristo
I cinque involucri
Le Upanishad, e ciò che sta al centro e non è un involucro. Le Upanishad descrivono l'essere umano attraverso il modello dei pañca kośa: cinque guaine, o involucri, che avvolgono il Sé puro. La parola kośa significa fodero, guaina, custodia:
- Kabbalah ebraica · dal Medioevo, su radici più antiche
Le tre anime
Nefesh, Ruach, Neshamah, e i due livelli che alcuni aggiungono. La tradizione kabbalistica non parla di corpi ma di anime, e ne distingue tre. La differenza di parola non è da poco:
- Medicina alchemica · Europa, prima metà del Cinquecento
I tre principi
Paracelso: zolfo, mercurio, sale, e l'artefice che sta dentro. Paracelso è la figura che più ha integrato corpo e spirito in un sistema coerente nella storia della medicina occidentale. La sua mappa non conta i piani dell'essere:
- Egitto e matematica sacra · ricerca a Luxor, 1937-1952
Il tempio come corpo
Schwaller de Lubicz: le proporzioni invece dei piani. Questa è la mappa che rompe la serie, e per questo sta al quinto posto e non prima. Schwaller non conta i corpi dell'essere umano:
- Magia naturale · Rinascimento, 1531
Le membra e i pianeti
Agrippa: il corpo come catalogo di corrispondenze. Anche questa mappa non conta i corpi. La Filosofia Occulta è un enorme catalogo di corrispondenze fra pianeti e metalli, fra angeli e qualità, fra...
- Kabbalah · fra il terzo e il sesto secolo
Le lettere come organi
Il Sepher Yetzirah: corpo, anno e mondo sono la stessa struttura. Il testo più antico della tradizione kabbalistica, e uno dei più brevi. Non è esplicativo né sistematico: è denso, aforistico, ripetitivo in modo rituale, e va meditato più che letto.