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Le fonti

Come sono prese le fonti

Che cosa è verificato, che cosa no, e con quali parole si accostano due tradizioni


Come sono state prese le citazioni, che cosa è verificato e che cosa no, e con quali parole il sito accosta due tradizioni. Chi cita queste pagine altrove dovrebbe leggere prima questa.

Due qualità di passo, e la differenza è dichiarata

Passi verificati. Riportati alla lettera da un'edizione che sta nella biblioteca da cui questo sito nasce, con autore, titolo, editore, traduttore e pagina. Le pagine sono quelle stampate sul volume. Si riconoscono perché la riga della fonte porta tutti questi dati.

Passi non verificati. Ripresi dalle schede di lettura interne della biblioteca, che non portano il rimando di pagina. Sono segnalati uno per uno con la riga «senza rimando di pagina, da verificare sull'edizione». Il sito li riporta perché sono utili a capire, e li marca perché non vanno citati altrove come se fossero verificati.

Nessun libro è ripubblicato

Le pagine della biblioteca sono schede di riferimento: dicono che cosa è un volume, che cosa dice del corpo, e con quale domanda conviene entrarci. Non contengono capitoli, non contengono file, e non sostituiscono la lettura. I passi citati non seguono l'ordine del libro e nessuno di essi ricostruisce un capitolo: il libro va comprato, e queste pagine servono semmai a farlo venire in mente.

Una mediazione dichiarata

Le Upanishad nella biblioteca sono una scansione priva di strato di testo: si leggono a occhio, una pagina per volta. La voce vedantica arriva in queste pagine anche mediata da un lettore teosofico di fine Ottocento, ed è una mediazione che orienta, perché quel lettore traduce apertamente i termini indiani in termini teosofici. La mediazione è dichiarata perché fa parte di quello che si legge, e la pagina Si depone o si lavora ne fa il proprio oggetto.

Le tre parole con cui il sito accosta due tradizioni

Il lessico e le mappe usano tre sole formule per mettere in relazione due voci, più una quarta che non afferma niente.

  • Specchio. Un'altra via permette di vedere la stessa regione da fuori del proprio lessico. Esempio: il pranamaya kośa rispetto al corpo eterico.
  • Per contrasto. Una voce illumina per negazione. Esempio: il neti neti rispetto alla trasformazione dei corpi.
  • Convergenza strutturale. Due formulazioni si somigliano per struttura, senza identità né dipendenza storica dimostrata. Esempio: la neshamah e la scintilla dell'anima di Eckhart.
  • Vedi anche. Non afferma nulla: segnala una vicinanza di argomento.

Non esiste, in nessuna pagina, un segno di uguale fra termini di tradizioni diverse. È la regola che tiene in piedi tutto il resto.

Che cosa è testo dell'autore e che cosa no

Due pagine sono testi dell'autore riportati per intero, e lo dichiarano in testa: l'apertura delle mappe e l'apertura dello strumento, entrambe note tematiche della biblioteca. Una terza, Il corpo sottile, è un attraversamento già pubblicato, riportato qui integralmente con i suoi riquadri «La voce del curatore».

Tutte le altre pagine sono espositive: descrivono che cosa dicono le fonti e come si rapportano fra loro, e dove riportano una tesi la citano con il rimando alla pagina da cui viene. Il riquadro «La voce del curatore» non compare mai fuori dai testi dell'autore.

Sull'unico intervento fatto sui testi

I testi dell'autore sono riportati senza riscritture. L'unico intervento è la regola redazionale della casa: nel testo visibile non compaiono trattini lunghi, sostituiti per funzione con virgola, due punti, parentesi o punto e virgola. Insieme a questo sono stati tolti i nomi dei file citati nell'originale, al cui posto restano i titoli dei volumi. Nient'altro è cambiato.

I termini di questa paginaSpecchio, contrasto, convergenza